Didattica
Venerdì, 17 Luglio 2015 14:23

Seta: nobiltà della fibra

Scritto da extrano srl
Vota questo articolo
(0 Voti)

La storia del filo d'oro

La seta è una fibra naturale di origine animale.

Alcuni insetti si avvolgono in un sacco (bozzolo) per trasformarsi prima in crisalide e poi in farfalla. Questo sacco è costituito da una materia filamentosa, la bava serica. Tra questi insetti produttori di seta, i più conosciuti e rinomati sono i BOMBICIANI, appartenenti ad una famiglia di lepidotteri; in particolare il più apprezzato ed allevato è il BOMBIX MORI o baco da seta comune. Il secondo, per ordine di importanza, appartiene alla famiglia degli ATTACUS e produce una qualità di seta chiamata “selvatica” o Tussah, anch’essa impiegata fin dalle origini in Cina e Giappone.

TRA STORIA E LEGGENDA

I più remoti accenni a tessuti di seta, ritrovati in antichi testi cinesi, riportano ad eventi storici risalenti all’anno 3780 a.c. ma la prima testimonianza storica certa viene riportata da Confucio. Nei suoi annali si racconta che nel 2600 a.c. l’imperatrice SI-LING-CHI osservava i bachi cibarsi delle foglie del MORUS ALBA (il gelso o “morer” in dialetto) e successivamente rinchiudersi in un bozzolo. La leggenda s’interseca qui con la storia, raccontando che, casualmente, un bozzolo cadde nella tazza da te (acqua calda) dell’imperatrice e che nel raccoglierlo essa si accorse della possibilità di svolgere quel sottilissimo filo da quel duro bozzolo.

E’ certo che già i cinesi dell’epoca SHANG (tra il XVI e l’XI secolo a.c.) conoscessero le tecniche della trattura e della tessitura della seta, ma è la dinastia degli HAN OCCIDENTALI (II secolo a.c. I secolo d.C.) che svilupperà il commercio della seta in tutto il mondo. Il favoloso itinerario, noto con il nome di via della seta, lungo più di settemila chilometri, partiva da CHANGAN oggi XIAN * attraversava il Pamir, l'Afghanistan, l’Iran, la Mesopotamia (* per poi passare LANZHOU ultimo grande centro cinese prima di inoltrarsi nello stretto corridoio del KAN SU tra distese sabbiose e le alte catene montane del NAN SCIAN. Poi il deserto dei Gobi fino a DUNHUANG, la pista semi desertica nella valle del TARIM, e la salita ai valichi nevosi di IRKESHTAN, ALAIKEL, TURUGART, tutti oltre quattromila metri di quota, poi giù nelle profonde vallate di FERGAN e KARA DARYA e del KIZIL, assolate pianure desertiche o steppose fino alla valle dell’EUFRATE. Ancora la distesa pietrosa del deserto siriano, i monti del libano) per giungere infine ai porti di SIDONE e TIRO sulle coste del mediterraneo. Sarà rifornita del prezioso prodotto la stessa Roma dove già nel primo secolo d.C. soppiantò per importanza l’oro.

Plinio ironizzava dicendo: “Ecco che ci si mette ad attraversare la terra da un capo all’altro, e questo, soltanto perché una matrona romana possa mostrare le sue grazie sotto veli trasparenti”.

Per molti secoli i cinesi custodirono con estrema cura il segreto dei loro bachi: la pena di morte aspettava chi avesse comunque favorito, anche inconsciamente, gli stranieri che avessero tentato di portare via con se di nascosto il seme o le larve e anche allo straniero sorpreso in simili tentativi era destinata uguale pena.

Il programma monopolistico attuato dall’impero celeste con crudele severità, era inoltre fortemente favorito dai governanti persiani che traevano grossi vantaggi dalle esazioni doganali sulle merci pregiate in transito nel loro esteso territorio.

Bisogna attendere fino al 555 d.C. al tempo dell’imperatore Giustiziano, perché due monaci seguaci di San Basilio, riescano a portare a Costantinopoli i seme-bachi nascosti nei loro bastoni da viaggio.

Negli ultimi due secoli dell’impero romano, per soddisfare una domanda sempre più grande e per corrispondere ad una richiesta di prezzi più bassi, si sviluppò nelle province orientali una curiosa industria. Molti tessuti cinesi provenienti dalle vie carovaniere venivano allora disfatti, filo per filo, e ricomposti in una nuova stoffa, dove veniva inserita una forte percentuale di filato di lino: si poteva così ricavare una tessuto abbastanza pregiato, meno costoso, ma molto redditizio per chi lo produceva e chi lo commercializzava. Una tecnologia simile fornirà in seguito la base di partenza per la produzione delle celebri sete di Damasco, anch’esse composte da diversi tipi di filato, ma non tanto per ridurre il prezzo quanto per esaltare i disegni con l’effetto d’incontro tra le superfici seriche lucenti con le altre più opache.

In Italia è probabile la presenza di piccoli allevamenti di bachi intorno all’anno 1000, avviati da arabi e da greci nel sud della penisola, ma la mancanza di maestranze specializzate nell’arte della trattura e della torcitura della seta era un grande ostacolo al suo consolidarsi. L’occasione per superare questi problemi è offerta dalla II crociata. In “storia dell’impero bizantino” si trova un passo che spiega come: “L’unico che trasse vantaggio da questa ingloriosa Crociata fu il re dei normanni Ruggero II. …nell’autunno del 1147 egli aggredì direttamente l’impero bizantino, conquistò Corfù e occupò Corinto e Tebe, cioè le più ricche città della Grecia di allora e centri importanti dell’industria serica bizantina. Le due città vennero saccheggiate e gli esperti tessitori della seta bizantina vennero portati a Palermo, dove vennero impiegati nella giovane industria serica normanna.

Da allora notizie sempre più documentate ci permettono di seguire l’espandersi degli allevamenti del baco in Italia e in Europa. Nel 1272 un lucchese apre a Bologna la prima torcitura, nel 1299 la bachicoltura viene introdotta in Piemonte da Sibilla Bougè, moglie di Amedeo V d’Aosta e a Lucca, siamo nel 1314, si svolge il più grande mercato italiano della seta, primato che dovrà cedere presto a causa degli eventi a Firenze. Sempre più spesso leggi ordinano ai contadini di piantare gelsi, nel 1470 Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, ordina addirittura a tutti di piantarne e in caso non siano allevatori di bachi di vendere le foglie a prezzo equo a chi lo è. Ed è proprio nel tardo quattrocento che le colture di gelso saranno messe a frutto, la seta italiana balzerà subito al primo posto nella competizione mercantile per la qualità dei filati e per la straordinaria bellezza dei tessuti.

A breve distanza di tempo dalla diffusione del gelso nel nord Italia la sua coltura si allargò anche nella Savoia e di qui nell’intera valle del Rodano, dove prese l’avvia una forte produzione serica. Così l’industria europea della seta toccava i suoi limiti estremi, occupando gli ultimi spazi oltre i quali non si poteva prosperare per ragioni di clima e qualità dei terreni. Queste condizioni rimasero quindi stabili in tutti i secoli successivi, fin quando la grande crisi della prima metà del 900 non fece crollare la produzione europea a limiti bassissimi.

Dopo la fioritura dell’industria serica italiana e francese, la via della seta e l’esportazione islamica verso l’occidente persero molta importanza commerciale. La Cina continuò lo stesso come sempre, a mantenere il primato della produzione nel mondo. Anche nell’Asia centrale, nelle penisole indiana e indocinese, negli arcipelaghi del Giappone e dell’Indonesia si era diffusa nel frattempo la preziosa produzione. Da allora, salvo minimi spostamenti, la dislocazione geografica della sericoltura e la sua potenzialità si mantennero tali. Così le ritroviamo verso la metà del secolo scorso quando a causa di una profonda crisi dell’industria serica dovuta all’avvento delle prime fibre chimiche, “i raion”, e ad un cambiamento culturale e sociale (spariscono le grandi famiglie padronali, l’economia passa da agricola ad industriale) Italia e Francia, pur continuando a produrre eccellenti sete, uscirono dal novero delle nazioni produttrici.

Così dopo aver girato il mondo lasciando vigorose tracce del suo passaggio, il misterioso e prodigioso filugello pare voglia far ritorno alla sua terra d’origine dove tutt’oggi continua a prosperare e a rendere prospere le campagne.

LE CAPITALI DELLA SETA

L’allevamento del baco e la filatura della seta si svilupparono nelle campagne, per la necessità di una enorme quantità di foglie di gelso e di una folta mano d’opera distolta per un lasso di tempo di circa due mesi dal lavoro abituale. La tessitura invece ebbe sedi prevalentemente cittadine per ragioni di rapida disponibilità di capitali da investire negli strumenti, negli opifici, e nei salari da pagare ad una mano d’opera specializzata, e per questioni di immagazzinamento, di trasporto, di mercato.

Molte città dovettero cosi il loro stato di floridezza alla presenza della seta nella loro industria e nei commerci. Tra queste città che in numero rilevante videro fiorire nel tempo la loro economia, alcune si segnalano particolarmente per esser state vere e proprie “capitali” della seta dove l’operosità e l’abilità dei tessitori, l’invenzione dei tecnici, la fantasia degli artisti e l’intelligente impiego di capitali degli imprenditori, promossero gli sviluppi decisivi e propiziarono le fortune più alte di quest’arte umana. Ne citerò alcune tra le più importanti:

CHANGAN (oggi XIAN) capitale politica, culturale e commerciale dell’impero cinese. Essa era collegata alle fertili ed estese campagne mediante una fitta rete di canali artificiali e di vie d’acqua navigabili. Ogni ricchezza della Cina convergeva su di lei, in particolare gran parte della produzione di seta da esportare, basti pensare che le sole esazioni sui tessuti di pregio rappresentavano allora il 50% delle entrate.

SAMARCANDA capitale storica dell’Asia centrale e grande centro artigiano e mercantile. Si giovò fortemente della sua posizione privilegiata a metà del percorso della Via della seta.

ISFAHAN come Samarcanda favorita da una posizione baricentrica rispetto alle grandi zone dove veniva prodotta la pregiatissima seta persiana. La sua celebre moschea riporta motivi chiaramente derivati da disegni su seta.

BISANZIO fu la prima città europea che vide nascere l’industria serica in tutto autonoma da quella asiatica.

CORDOVA capitale culturale e importante centro mercantile della Spagna araba. Nota anche per la produzione e lo smercio di tessuti serici d’alta qualità, soprattutto broccati e rasi.

LUCCA fu il primo centro di produzione di tessuti serici dell’Italia centro settentrionale. Le lotte di parte che tormentarono la città provocarono una forte emigrazione di tessitori che si sparpagliarono in molte città italiane diffondendo l’arte della tessitura e accelerando il processo di formazione del grande artigianato della seta italiana.

VENEZIA terminale marittimo della via della seta, si giovò fin da tempi più remoti, di un grande traffico di filati e tessuti serici. Quando la tessitura e l’allevamento si diffusero anche in Italia la città della laguna fu tra i primi centri a sviluppare una produzione di altissimo pregio nelle sue botteghe artigiane. Particolarmente richiesti per la loro bellezza furono i suoi broccati, i velluti e i veli leggeri. Nel tempo della massima fioritura di queste attività operavano in Venezia circa venticinquemila persone.

LIONE capitale della produzione serica francese fu anche il motore principale dell’industria serica europea. Ogni importante innovazione tecnologica che trasformò l’antico lavoro artigianale (manuale) in quello industriale (meccanico) mosse i suoi primi passi a Lione.

COMO nella città lariana, la filatura e la tessitura della seta si diffusero in tempi relativamente vicini a noi. Nel corso del XVIII secolo il governo austriaco promuove la creazione dei primi opifici di tessitura. La produzione non compete per pregio con Lucca o Milano ma si rivela flessibile alle sempre varie richieste del mercato. Così con il declino delle due grandi città come produttrici di stoffe pregiate, Como s’impone e diventa il maggior centro di produzione e l’emporio di sete principale d’Italia.

DAL BACO DA SETA AL FILO DI SETA

La sericoltura, ha rappresentato per secoli l’attività agricola più redditizia in assoluto e la prima entrata economica dopo la pausa invernale del lavoro nei campi.

Ogni famiglia in rapporto alla foglia di gelso disponibile e allo spazio necessario per l’allevamento prenotava il quantitativo che poteva variare dal quarto di oncia, alla mezza o più once. Per dare un’idea si valutava che un’oncia di seme (una trentina di grammi circa) corrispondente a circa 50/60.000 uova necessitava di circa 1000 kg di foglia ed uno spazio per i bachi giunti alla quinta età di 60/70 metri quadri.

La vita del baco è suddivisa in cinque età di cinque giorni ciascuna ed il passaggio da un’età all’altra è scandito dal fenomeno della muta durante la quale il baco non mangia e rimane immobile per un giorno. Questo processo è fondamentale per la vita dell’animale che in 28 giorni raggiunge la dimensione di circa 8 centimetri ed il peso di circa 5 grammi cioè 9500 volte più pesante di quando è nato.

Come già detto il baco si nutre unicamente della foglia del gelso e quindi l’apertura delle uova deve coincidere con lo sviluppo di queste foglie.

 baco1 baco2 

Alla nascita il baco misura 2 mm e 1600 bachi pesano 1 grammo (circa 0.0006 grammi l’uno). E' importante che l’ambiente in cui si fa crescere il baco sia ben aerato, non umido e pulito, con una temperatura costante tra i 20 e i 24 gradi. Sin da subito il baco si dimostra gran divoratore di foglia. Dovrà essere alimentato 4, 5 e anche 6 volte al giorno, giorno e notte.

 baco3 baco4 

All’inizio la foglia va preparata, tagliandola in sottili striscioline per favorire i piccoli bachi offrendo loro maggior superficie fogliare, poi man mano che il baco cresce la foglia si taglia in strisce sempre più grandi sino a mettere il ramo intero con il baco in quarta età, e in ogni caso la foglia dovrà essere sempre fresca, non bagnata, non avvizzita; raccolta nelle ore fresche della giornata e mantenuta in un ambiente fresco e non accatastata per impedire l’insorgere di pericolose fermentazioni.

 baco5 baco6 

Con la crescita, aumenta evidentemente anche l’esigenza di spazi sempre più ampi, per far sì che i bachi non abbiano ad infastidirsi o ad entrare in concorrenza per la foglia. Fondamentale è la pulizia dei “letti” che andava fatta una volta al giorno usando una tecnica molto semplice. Si stendeva sopra i bachi una carta forata, e sopra questa era posta la foglia fresca. Disgustati dai rimasugli del pasto precedente e attirati dall’odore della foglia, i bachi passando attraverso i fori emergevano rapidamente dalla carta stessa e riprendevano il pasto. La carta veniva spostata ed il “letto” ripulito.

Alla fine della 5 età al 28° giorno di vita il baco smette di mangiare, la sua pelle tesa diventa lucida ed il corpo del baco assume un colore avorio opalescente. Purifica l’intestino scaricando tutto e sale al bosco o meglio comincia a cercare un posticino dove costruire il bozzolo che gli permetterà di trasformarsi in crisalide e successivamente in farfalla.

baco7 baco8 

Dapprima forma una intelaiatura che sarà il supporto del bozzolo finale poi con un movimento a forma di 8 e per quattro giorni ininterrottamente il baco emetterà la sua bava rinchiudendosi nel suo bozzolo.

Nel momento della filatura il baco estrude due fili serici (la fibroina) che incolla tra loro con la “saliva” (la sericina).

Al termine del suo lavoro il baco rimane immobile durante la trasformazione in crisalide.

 baco9  

A questo punto i bozzoli vengono raccolti e passano ad una prima cernita che li dividerà per dimensioni, colore e purezza.

La maggior parte dei bozzoli è quindi passata in stufe ad aria calda (80/90 gradi) per far morire la crisalide ed impedire così alla farfalla di uscire dal bozzolo, operazione questa che comprometterebbe la filabilità dello stesso. Una piccola parte viene lasciata vivere per garantire il seme per il futuro. La farfalla, una volta completata la trasformazione, emette un liquido alcalino che scioglie la sericina e facendosi spazio con le sue zampette fuoriesce dal bozzolo. Una volta all’esterno, seguendo il richiamo della natura, le farfalle si accoppiano e una volta deposte le uova (400/500 a farfalla) muoiono, concludendo cosi il loro ciclo vitale.

Un bozzolo di buona qualità ha forma ovoidale regolare, colore uniforme, aspetto compatto, peso di 0.6/0.8 grammi, dimensione di 16/18 mm di larghezza e 30/35 mm d’altezza. Da 1 kg di bozzoli di buona qualità si possono ottenere 250/280 grammi di seta filata. Ogni bozzolo può arrivare a 1500 metri di filo di seta continua.

LA FILATURA DEI BOZZOLI

I bozzoli vengono macerati con acqua tiepida o calda (la tazza da te dell’imperatrice) al fine di rammollire la sericina (la “colla” con la quale il baco ha incollato i due fili serici) degli strati esterni e facilitare quindi la ricerca del capo del filo. Questa ricerca viene fatta roteando una spazzola con moto orizzontale sopra i bozzoli galleggianti nell’acqua entro apposite bacinelle. Quest’operazione è chiamata scopinatura.

I fili esterni, rigonfiati per effetto dell’acqua, rimangono impigliati nelle setole della spazzola. (Quest’operazione era una volta eseguita totalmente a mano.)

Dopo il ritrovamento dei capi bava, si procede con una leggera dipanatura che consente di eliminare i tratti iniziali di filo rotto o particolarmente sporco, prima di procedere alla dipanatura definitiva. Tutti i tratti di filo ottenuti con questa prima operazione vengono poi utilizzati come cascame per ottenere filati di bourette.

La trattura è la successiva operazione che consiste nell’accoppiare le bave di più bozzoli e nella loro dipanatura contemporanea. I fili vengono agganciati ad un aspo che girando continuamente li avvolgerà in matasse di seta greggia. I bozzoli nel frattempo rimangono a galleggiare sull’acqua calda che rammollisce la sericina degli stati interni man mano che il bozzolo si dipana. La filatura della seta, che da questa sommaria descrizione può apparire un’operazione semplice, comporta invece una serie notevole di problemi che devono essere affrontati e risolti al fine di ottenere un filato regolare per tutta la sua lunghezza. Basti pensare al fatto che il diametro della bava serica decresce dall’esterno verso l’interno del bozzolo. Questa diminuzione è leggera per i primi 4/5 del bozzolo, ma diventa sensibile verso la fine. Questo è dovuto al fatto che il baco, ormai al termine del suo lavoro, perde la forza muscolare perciò la bava fuoriesce con densità progressivamente minore. L’abilità del filatore/trice consiste nel mantenere nella fase primaria di composizione del primo filo un costante rapporto tra bave di bozzoli all’inizio della dipanatura e di bozzoli verso la fine per ottenere un filato che abbia un diametro complessivo costante per tutta la sua lunghezza.

La torcitura. Le bave di seta dipanate dal bozzolo e riunite in un unico filo hanno solamente una leggerissima torsione che le tiene assieme, ma che non è sufficiente a mantenerle unite nelle successive lavorazioni. Inoltre tali torsioni non sono sempre costanti, per questo il filato non è ancora perfettamente regolare ed il filo risulta ancora secco, rigido e fragile (è ancora ricco di sericina). Le matasse vengono quindi ribagnate e imbozzimate con delle sostanze oleanti che ne faciliteranno le successive operazioni di filatura e tessitura. I filati sono quindi binati, accoppiati e ritorti per ottenere i filati del titolo (spessore) e con la torsione (che crea caratteristiche differenti) desiderata o richiesta.

Esempio:

Seta pelo - varietà a titolo fino con torsione limitata di 100/150 giri/mt

Crespo - filato a due o più capi con torsioni fortissime di 2000/2500 giri/mt

Organzino - filato a due torsioni costituito da due o più capi con torsione Z accoppiati e ritorti con torsione S. a seconda dei giri di torsione il filato acquista nomi diversi (o. raso, o. strafilato, …)

LAVORAZIONI PRE-TINTORIALI SULLA SETA

In qualunque stato si proceda a lavorare la seta, filato o tessuto, fatte salve rare eccezioni, la prima operazione che si compie e quella della PURGA O SGOMMATURA della seta. Quest’operazione ha come scopo l’eliminazione della sericina dal prodotto serico. Questo perché la sericina è rigida ed opaca e quindi, se fino a questo momento ha compiuto un’opera di protezione della bava serica, in questa fase viene eliminata. Si utilizza a questo scopo una soluzione di sapone di marsiglia (sapone verde ricavato dalla sansa dell’olio d’oliva) al bollo. La sericina viene idrolizzata ed eliminata quasi totalmente. Si ha in questa operazione una perdita di peso del 20/25%, le due bave seriche acquistano in morbidezza e lucentezza. L'operazione successiva è quella della tintura, dove oggi sono utilizzati esclusivamente coloranti chimici.

Si può tingere il filato ed andare poi a tessere tessuti con l’utilizzo di filati di vari colori per ottenere dalle semplici righe ai più complessi disegni jacquard, oppure si può tingere direttamente il tessuto lavorato con filo greggio per ottenere le tinte unite o preparare dei fondi per delle stampe successive.

L’ultima operazione da fare sui tessuti è quella del finissaggio dove con specifici prodotti (ammorbidenti, impermeabilizzanti, protettori, …) e opportune attrezzature si conferiscono la mano, l’aspetto e la stabilità finale del tessuto pronto per essere confezionato.

Scritto da: Giuseppe Crovato

Bibliografia:

TEXTILIA4/90 Seta: nobiltà di una fibra di F. Albonico.

”La seta storia di una fatica contadina” di A. Fumagalli.

“La seta a Sacile”.

Archivio fintessile spa.

© extrano srl

Letto 1006 volte Ultima modifica il Martedì, 20 Giugno 2017 13:35
Altro in questa categoria: Il titolo di un filato »

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Main Menu

Latest news